Pubblicato da: Fausto Piccinini | 29 marzo 2016

R.I.P.

Senza nemmeno esaurire il tempo del lutto, mi sono ritrovato a leggere commenti provenienti da ogni parte del mondo delle due ruote.CelzCzQWAAAXnIF

Commenti postati anche da chi, in moto in mezzo ad un gruppo non c’è nemmeno mai stato.

Vi chiedo fin d’ora perdono se userò il pronome personale IO, perché io ci ho passato 25 anni sulla sella di una moto in mezzo al gruppo e qualche anno fa ho appeso il casco al chiodo perché… perché il rischio si era elevato ad un livello non più accettabile.

Prendo la tastiera per esprimere la mia personale opinione non sull’accaduto di domenica scorsa, ma su quanto è accaduto in questi ultimi anni in mezzo al gruppo.

Il limite lo si era ampiamente superato nella Classica di San Sebastian del 2015 quando, a pochi chilometri dalla conclusione, una moto colpì, abbattendolo, Greg Van Avermaet, solo al comando della corsa. Nella occasione apparve chiaro che il “pilota” (per così dire) eseguì una manovra rischiosissima pur di  superare il corridore prima dell’inizio dell’ultima discesa che portava al traguardo.

Quello di San Sebastian è uno dei tanti casi  che hanno preceduto la tragedia di Demoitiè.

E le varie associazioni di categoria che cosa hanno fatto in questo periodo? I soliti quanto scontati comunicati di indignazione per le troppe moto al seguito delle corse?

Mi spiace ma non concordo!

Non sono le troppe auto o moto al seguito il problema di questi incidenti ma più semplicemente la “foga” (o mancanza di intelligenza) con cui taluni autisti e conducenti affrontano diverse situazioni, come se non ci fosse una successiva possibilità di eseguire una manovra, un sorpasso, un intervento; come se fosse sempre l’ultima occasione buona.

Puoi anche essere un abilissimo pilota ma se non affronti con cognizione di causa, con la calma che serve nei momenti di concitazione, con la consapevolezza che la manovra azzardata che stai per fare potrebbe causare un danno a te stesso e agli altri, non dovresti guidare una moto o una vettura in mezzo al gruppo.

Non c’è una parte in causa che abbia completamente ragione e non c’è una parte in causa che abbia completamente torto.

Ci sono solo situazioni nelle quali occorre prendere una decisione nel minor tempo possibile ed è necessario prendere sempre una decisione che lasci una seconda occasione.

I conduttori delle moto, siano essi addetti alla sicurezza, fotografi, radio informazioni sono un anello debole rispetto ai conduttori delle vetture e per questo dovrebbero avere ancor più buon senso ed evitare di trovarsi a dover effettuare manovre di emergenza.

I conduttori delle vetture, siano essi della organizzazione, della giuria o le ammiraglie al seguito, dovrebbero avere coscienza che una loro manovra azzardata comporta un pericolo solo per chi sta sulle due ruote.

Ed infine i corridori, coloro che dovrebbero essere i protetti, l’anello debolissimo di tutta questa catena, pensate davvero che conoscano la funzione specifica di ogni mezzo al seguito, di come funziona una organizzazione di una corsa ciclistica, delle responsabilità della chiusura al traffico delle strade?

Se così fosse, se fossero veramente consapevoli del rischio, perché dovrebbero pericolosamente “brucare l’erba” in fila indiana sul lato sinistro della strada, perché cercare in modo cosi continuo e disperato la scia di una moto che li ha appena sorpassati e che fatalmente potrebbe scivolare e portarsi dietro anche loro, perché rientrando in gruppo, superare una moto a sinistra quando una vecchia tavola UCI suggerisce di superarla sul lato destro?

E non è altrettanto pericoloso tentare di rientrare attaccati ad una vettura, a velocità poco consone in certi frangenti di traffico o a pochi centimetri dalla ammiraglia lungo una discesa e per una banale frenata sfondare il lunotto con la testa?

Per evitare gli accadimenti di questi ultimi anni serve solo una cosa, buon senso da parte di tutte le componenti.

Buon senso da parte dei motociclisti che dovrebbero chiudere il gas e restare un poco più lontano dai corridori; da parte dei fotografi che arrivare un attimo dopo su una eventuale caduta non è poi così disastroso.

Buon senso da parte dei corridori che quando una moto della sicurezza deve rimontare per andare a proteggere l’incrocio successivo dovrebbero favorirne il sorpasso non mandare a quel paese il conducente.

Buon senso da parte dei direttori sportivi che, anche se arrivano con qualche secondo di ritardo, il loro corridore non muore di sete, e su di una caduta serve che arrivi prima il medico di corsa, e non trovino fuori la scusa di dover cambiare la ruota al proprio sfortunato corridore che tanto, anche nei momenti difficili, si fermano a pisciare e poi rientrano in gruppo senza alcun affanno, o peggio viaggiare sul lato sinistro della carreggiata (per regolamento riservato alle moto) per superare le altre ammiraglie solo per riprendere la loro posizione o ancor peggio con un corridore in scia.

Non servono regolamenti particolarmente severi ma comportamenti intelligenti, come in tutte le situazioni della vita; questo consentirebbe di abbassare il livello di rischio.

R.I.P. Antoine, che la tua dipartita sia almeno utile a rendere più sicura la vita dei ragazzi con cui condividevi la strada.

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