Pubblicato da: Fausto Piccinini | 15 luglio 2015

Basta!!!

Basta!

Ora basta!!

Non sono abituato a scrivere sull’onda emozionale,  so che serve riflettere, ponderare, ascoltare, ora però si è superato il limite.

Tutti sapevano, tutti sanno, tutti conoscono, nessuno parla e il ciclismo sprofonda sempre più.

Poco più di due anni fa pubblicai questo post “Un asino non potrà mai diventare un cavallo…” è il riferimento ad una delle frasi più gettonate del nostro sport, citate proprio da coloro che vogliono nascondere la verità, da quelli che quando ti sentono parlare di doping rispondono che solo i perdenti parlano di doping.

In quel post descrivevo una frase recuperata da un social network e pubblicata da un personaggio da molto tempo nel ciclismo.

Oggi, un corridore di quel preparatore, giunto secondo al campionato nazionale svoltosi recentemente a Superga, è risultato positivo al controllo antidoping (Epo e Nesp), per giunta il corridore è recidivo e già squalificato per 2 anni (squalifica poi ridotta a 14 mesi).

Ora la responsabilità ricadrà tutta sul corridore, per il quale mi auguro scatti la radiazione, ma non posso non sottolineare che i manager e i direttori sportivi della squadra non potevano non sapere!!

“Due cose sono infinite: l’universo e la stupidita umana. Ma riguardo all’universo ho ancora dei dubbi” diceva Albert Einstein, parafrasando il maestro rafforzo il concetto dicendo che la stupidità dei corridori che perseguono metodi illeciti sia, se possibile, superiore all’infinito e ancora superiore la stupidità di tutti i dirigenti, manager, direttori sportivi che alimentano tutto questo per poi vigliaccamente nascondersi dietro a poche righe di contratto con le quali scaricano lo sventurato.

C’è però un animale maggiormente irragionevole dei corridori e dei dirigenti sportivi: il tifoso di ciclismo.

Anche se i latini solevano dire “Deficere est iuris gentium” (Essere irragionevoli è un diritto umano) credo che, fin quando i tifosi continueranno nella loro irragionevolezza di plaudire falsi campioni, di glorificare su immeritati altari persone fraudolente senza porsi il dubbio del merito, fino ad allora il ciclismo continuerà ad essere uno sport sporco. Non l’unico sport sporco, per evitare polemiche di chi potrebbe qui obiettare che il ciclismo è lo sport più controllato, ma di questo sport sto parlando, del mio sport, dello sport nel quale sono cresciuto e nel quale ho conosciuto persone che più di tutte mi hanno deluso.

Amare il ciclismo significa anche aiutarlo ad uscire da uno storico pantano, ognuno di noi può e deve fare la sua parte.

Come scrissi due anni fa, è inutile dire che tutti sono come tutti gli altri, che oggi gli additivi sono diversi; serve che le persone che gestiscono gli atleti ragionino da uomini seri, onesti e integerrimi, non solo per qualche Euro in più.

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