Pubblicato da: Fausto Piccinini | 19 aprile 2015

Vale tutto?

Recentemente, una persona che mi sta molto a cuore, parlando di un evento sportivo di alto livello, mi ha scritto: “L’importante è vincere non importa come!!!!!! “

Da alcuni giorni rifletto su questa frase, intrisa del peggior tifo fanatico quasi a sfiorare l’astio, con l’assoluta mancanza di alcuna cultura sportiva.

L’ho presto paragonato ad un avvenimento di cui sono stato testimone oculare.

Stavo seguendo una partita di pallavolo di ragazzi tredicenni, età nella quale si forma il carattere e molto probabilmente il senso civico di appartenenza alla società civile.
Durante un’azione di gioco un ragazzo commette un fallo, l’arbitro non lo vede, gli avversari se ne lamentano e dagli spalti il padre del ragazzo gli urla di essere onesto e ammettere l’errore; il ragazzo allora va verso l’arbitro facendo ammenda e il direttore di gara lo ringrazia.

Non faccio in tempo a pensare al bel gesto che sento salire la tensione intorno a me, odo persone inveire contro l’ammissione anziché plaudire l’onestà dimostrata.

Senso civico, onestà, trasparenza sono virtù che dovremmo insegnare ai nostri ragazzi perché la società civile possa domani essere migliore di quella attuale e lo sport, come la scuola, ne dovrebbero essere il veicolo.

Invece il tifo, l’astio, il fanatismo prendono sempre il sopravvento e ci portano ad educare in modo pessimo le future generazioni.

Prendiamo ad esempio alcuni campioni dello sport per i quali tutti noi facciamo il tifo ed esprimiamo affetto, proviamo a pensare se riponiamo giustamente in loro la nostra fiducia, i nostri sogni che non noi non siamo in grado di realizzare ma che soddisfiamo attraverso le emozioni che loro stessi ci regalano.

Il più famoso 46 della storia, l’uomo dai sorpassi impossibili, colui che ci fa sobbalzare dal divano ad ogni piega è veramente la persona che immaginiamo o che vorremmo fosse tale? Ogni giorno ognuno di noi suda le proverbiali sette camicie alzandosi ogni santa mattina, come un eroe; se è fortunato possiede un lavoro che gli piegherà la schiena fino a sera e il giorno a seguire, con l’obiettivo di sfamare la propria famiglia e forse togliersi qualche desiderio dopo aver onestamente contribuito ai bisogni della collettività attraverso il pagamento tributario. Altrettanto disonestamente il “piegaiolo” dei nostri sogni decide di frodare il fisco attraverso una finta residenza in un paradiso fiscale, contribuendo in questo modo ad impoverire la nostra società.

Non è il solo sportivo a comportarsi in questo modo, quasi fosse normale che alla prima occasione l’uomo, descritto da Giovenale, diventi disonesto.

L’ultimo vincitore del Tour de France non è da meno, tra l’altro in uno sport dove onestà e trasparenza mancano da sempre e una faccia pulita avrebbe dovuto restituire la fiducia agli sportivi. Dunque come potersi fidare?

E l’elenco potrebbe proseguire a lungo.

“L’importante è vincere non importa come” raffigura quella disonesta intellettuale che si ripropone nel momento in cui si necessità di un aiuto, qual si voglia esso sia, per raggiungere un obiettivo, che attecchisce bene fra i giovani, nel frattempo diventati uomini, cresciuti nel degrado dei valori sociali e sportivi.

Lo stesso degrado che indignò Giovenale e lo spinse a scrivere le sue Satire, nella decima delle quali racconta come siano effimere fama e gloria, ricchezza e potere e come queste siano causa di rovina per la società civile, mentre nella quattordicesima spiega la cattiva educazione che i figli ricevono dai genitori.

Se riflettiamo del tempo in cui è vissuto il poeta romano, sorge fin il dubbio che possa essere fin troppo attuale ancora oggi, dopo duemila anni; che l’animo umano sia talmente perverso da rifiutare ogni forma di onestà la quale obbligherebbe tutti a quella durissima anarchia descritta da Errico Malatesta nel suo “Programma Anarchico” ove si legge:

“…Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, noi vogliamo che gli uomini affratellati da una solidarietà cosciente e voluta cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il massimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale…”

Anarchia che, alla fine, risulta essere molto più rigida della individuale libertà democratica la quale consente all’animo umano di discernere l’io dal noi impedendo così il raggiungimento del benessere morale e materiale collettivo di cui abbisogna oggi la nostra società civile.

Pare dunque sia sempre più vero il vecchio proverbio che basta una mela marcia nel cestino per far marcire tutte le altre mentre purtroppo è sempre meno vero il contrario.

Deve importare eccome il modo in cui si vince perché la lealtà non è solo la base dello sport ma lo è anche della società di cui tutti facciamo parte.

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