Pubblicato da: Fausto Piccinini | 3 marzo 2015

Radioline

Molti giornalisti hanno definito Ian Stannard, vincitore della Het Nieuwsblad, un fenomeno.
Nulla da eccepire sulla prova dell’Inglese del Team Sky, ma la domanda potrebbe essere posta in termini diversi?

Stannard fenomeno oppure i ragazzi della Etixx- Quick Step polli?

Certo per avere una risposta avremmo dovuto essere presenti sul pullman della squadra di Patrick Lefevere per sentire le varie versioni.
Ma una domanda più generale ce la possiamo porre per un gesto di Tom Boonen che a meno di 10 chilometri dalla conclusione ha cercato il microfono della radiolina per parlare con l’ammiraglia, non disponibile nelle corse di categoria nelle quali è inquadrata la Het Nieuwsblad.

Che cosa avrebbero dovuto fare Boonen, Tepstra e Vandenbergh secondo il manuale del ciclismo o, se volete, secondo quanto gli avrebbero potuto suggerire dall’ammiraglia?
In primo luogo un elastico di Tepstra su Vandenbergh in modo da costringere Stannard ad un piccolo allungo, poi Tepstra in contropiede ed infine al rientro di Stannard la stoccata di Boonen.

Ci vogliono le gambe, certo, ma allora perché Boonen avrebbe attaccato se non si sentiva la forza per 4 chilometri a tutta?
Dunque le forze in campo c’erano e gli errori restano evidenti, su tutti Vandenbergh che insegue Tepstra!

Tornando alla domanda, lasciando ognuno libero di decidere quale tattica suggerire alla prossima occasione, vien dunque da pensare che, in questi anni, le radioline abbiano azzerato i neuroni presenti nella testa dei corridori. Abituati a eseguire gli ordini, come ottimi soldatini, non più in grado di gestire situazioni in cui il ragionamento sta un gradino sopra le forze rimaste.

Non voglio dimenticare che le radioline hanno come utilità quella di dare maggiore sicurezza agli atleti in corsa segnalando loro eventuali pericoli, ritengo però che l’abuso fatto in questi anni abbia generato atleti senza quella fantasia necessaria a rendere spettacolare una corsa in bicicletta.

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Responses

  1. bravo picci

    ciao

    Giuseppe Figini


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