Pubblicato da: Fausto Piccinini | 5 giugno 2013

Un asino non potrà mai diventare un cavallo…

“Un asino non potrà mai diventare un cavallo… “. Questa frase usata e forse abusata nello sport identifica come chi non avendo doti naturali tenta, con mezzi illeciti, di superare campioni ai quali, madre natura, ha regalato doti atletiche da super eroe.

Oggi, su di un social network, leggo queste parole scritte da un personaggio che è considerato uno dei più importanti Direttori Sportivi nel mondo del ciclismo: “… era come girardengo come guerra come coppi come bartali come gimondi come baldini come adorni come tutti gli altri solo i prodotti erano diversi ogni epoca il suo additivo non cambia nulla, ora gli additivi sono piu soffisticati,ma le ore in bici le devi sempre fare con tutti i tempi”. 

Poniamo dunque che le ore di bici si debbano comunque sempre fare, che per un appassionato queste ore siano anche piacevoli. Poniamo che un atleta sufficientemente dotato, uno che potremmo considerare un “buon cavallo”, che spesso conclude le sue prove raggiungendo il traguardo con i primi ma che non sia proprio un vincente; che decida, per lealtà o virtù, di non aggiungere “additivi” al suo fisico per diventare vincente ma che al contrario i vincenti abbiamo deciso di farlo perché altrimenti non sarebbero vincenti. Si arriverebbe al paradosso di non riconoscere più un asino da un cavallo dando dell’asino ad un buon cavallo!

Se dunque, come dice il direttore sportivo nella frase sopra citata parlando di Eddy Merckx e citando tanti campioni, tutti erano (e sono) come tutti gli altri, basandoci sul paradosso precedente, ci vediamo costretti a dare ragione al procuratore Ettore Torri ed alla sua esternazione “I corridori sono tutti dopati”.

Non sono in grado di affermare che i corridori siano tutti dopati, come non sono in grado di affermare il contrario. Se è stato abbattuto il Muro di Berlino, credo sia giunto il momento di abbattere anche il muro di omertà che copre le nefandezze di alcuni, pochi o tanti, che si perpetrano nel ciclismo, anche per rispetto alla memoria di chi, a causa di questo problema, oggi non è più fra noi. 

Sarebbe possibile? Non fino a quando soldi, fama e gloria ricopriranno i vincenti e nessuno applaudirà un perdente. Non fino a quando non capiremo le parole di Giovenale quando ci ammonisce che l’uomo ricerca con ogni mezzo di raggiungere ricchezza e celebrità mentre solo il saggio si rende conto che tutto questo è effimero e, talvolta, anche dannoso.

Allora è inutile scrivere che tutti sono come tutti gli altri, che oggi gli additivi sono diversi, serve che le persone che gestiscono gli atleti ragionino da uomini seri, onesti e integerrimi, non solo per qualche Euro in più.

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