Pubblicato da: Fausto Piccinini | 22 gennaio 2013

La verità sconosciuta solo agli struzzi

Pantani2000-300x217Non è stato certo come trovarsi di fronte ad un procuratore distrettuale in un aula di tribunale. Seduto su di una comoda poltrona di fronte a “power women” Oprah Winfrey la quale sembrava più calarsi nel ruolo di una mamma che cerca di capire gli errori del proprio figlio piuttosto di fare emergere il problema nella sua complessità. Certo Lei non stava interpretando il ruolo di Sofia e Lance non era Harpo del colore viola, così l’ex vincitore di sette Tour de France ha potuto cercare di commuovere schiere di appassionati con l’unico obiettivo di chiedere di poter tornare ad essere un atleta.

Francamente poco mi importa sapere oggi che l’americano abbia ammesso l’uso di sostanze dopanti, non ho mai fatto lo struzzo e ho definito un reality show la sua partecipazione al Giro del centenario avendo sempre avuto la certezza di essere di fronte ad un atleta poco limpido. Quello che più importa oggi è la credibilità del sistema ciclismo. I dubbi si fanno ancora più forti rispetto ai personaggi che circolano nei pressi di Aigle e la testata francese Le Monde ora getta benzina sul fuoco.

Erano anni in cui gli aggettivi oggi si possono sprecare ma sopratutto erano gli anni della famosa frase “… è doping solo quello che viene trovato ai controlli…” e del inserimento del limite a tutela della salute. Gli anni di gente senza scrupoli che giocava con la pelle dei corridori. Erano gli anni in cui un uomo era profondamente entrato nel cuore dei tifosi.

Non ho mai avuto una particolare simpatia ciclistica per il povero Marco, ho sempre pensato che un suo atto di accusa chiaro e deciso avrebbe squarciato un mondo marcio. Era talmente amato della gente che tutti avrebbero creduto alle sue parole, bastava sollevare il coperchio, smascherare il sistema, ma ciò avrebbe distrutto la credibilità del ciclismo e il Pirata, che lo amava in modo viscerale, non lo avrebbe mai sopportato.

Oggi il texano ha tradito la memoria dell’uomo di Cesenatico, dopo averlo insultato insinuando di avergli lasciato una vittoria, ora appare chiaro che cosa sottendeva Marco nella sua ultima intervista. Resta il rammarico di un uomo che non ha mai tradito il suo amore per il ciclismo, nascondendo le sue amarezze fino alla morte, posto oggi di fronte alla inconsistente piaggeria di un mercante che vede lo sport solo come mezzo per raggiungere fama e ricchezza infangandone i valori primari.

Cosa raccontiamo ai nostri giovani?

Che la gloria effimera di una vittoria rubata con il veleno dell’inganno porta comunque a primeggiare in una società pronta a scambiare l’amore per il vil denaro? Che c’è chi muore con la tristezza nel cuore pur di non ferire colei con la quale ha condiviso chilometri, gioie e dolori e chi venderebbe l’anima al diavolo per poi apparire in televisione e chiedere scusa solo per poter tornare ad indossare il marchio di uno sponsor?

Tutto questo non è sufficiente, non basta. Per risorgere, il ciclismo deve prima morire, come un’araba fenice, per tornare a risplendere come e più di prima. “…l’unica cosa sicura è di tenerli lontani dalla nostra cultura.” scriveva Gaber parlando dei bambini.

Se l’americano vuole veramente salvare la propria anima vada in tribunale, sotto giuramento e risponda alle domande di un vero procuratore distrettuale, della Usada, di Travis Tygard. L’unico modo di salvare il ciclismo è di raccontare la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità, non quella sconosciuta solo agli struzzi.

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Responses

  1. Grazie Massimo
    Spero di esserne all’altezza, l’impegno sarà sicuramente massimo.
    Ci vedremo sicuramente domenica a Imola, sarà un piacere!

  2. Entro in questo post……non per commentare..ma per farti i complimenti per l’incarico nel comitato regionale…..ti auguro di poter svolgere al meglio il tuo incarico e spero forse domenica di poterteli fare di persona ad Imola..e di conoscerti ..visto che fino ad ora….i contatti sono stati solo nel blog

    Massimo


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