Sei ore di noia, davanti allo schermo televisivo, per un minuto di adrenalina. Le aquile si sono gettate in picchiata sul traguardo danese dopo essere state per tutto il giorno nel loro nido. Nulla da eccepire sullo scontato e pronosticato ordine di arrivo (personalmente mi ero inventato una previsione su quel vecchio gattone di Freire più per crearmi una illusione che potesse esistere una alternativa), nulla da eccepire nemmeno sulle scelte del nostro C.T. Bettini che, dopo le giustissime scelte federali di isolare chi ha avuto problemi con il doping, ha portato sul mare del nord ciò che rimaneva dell’Italico pedale.
Qualcuno potrebbe obiettare che anche le altre federazioni dovrebbero adottare lo stesso sistema ma non mi pare di rilevare atleti che in passato abbiamo avuto vicende poco chiare, fra i primi dieci dell’ordine di arrivo.
Percorso mondiale troppo semplice? Lo si conosceva da almeno tre anni, ed oggi rileggere alcune dichiarazioni dei mesi scorsi suscita ilarità.
Dunque? Tutto secondo logica, quella logica che invece manca a molti tecnici e direttori sportivi in Italia. Quella logica dove il pedale fa bene sempre e comunque sia che si tratti di ruota fissa senza freni sia con le gomme tacchettate.
Mark Cavendish ha iniziato a muovere le prime pedalate a 11 anni (prima giocava a calcio!!) gareggiando nel BMX e in mountain bike, formandosi successivamente sulla pista di Manchester, fino a vincere l’oro ai mondiali su pista nel 2005 a Los Angeles e nel 2008 nella sua Manchester, nella specialità della americana, coltivata come assiduo frequentatore delle 6 giorni. Sul secondo gradino del podio è salito Matthew Goss, l’australiano, come tanti suoi connazionali, ha iniziato l’attività gareggiando su pista e vincendo, fra gli juniores, il campionato del mondo dell’americana e dell’inseguimento a squadre nel 2004 per poi ripetersi 2 anni dopo a Bordeaux sempre nell’inseguimento a squadre.
Non diverso il ragionamento nella categoria femminile dove il trionfo di Giorgia Bronzini affonda le sue radici nella assidua frequentazione dei tondini passando per il mondiale della corsa a punti nel 2009. Medesimo discorso per l’argento della Vos per la quale vanno aggiunti alle medaglie d’oro nella corsa a punti e nello scratch anche i 4 titoli mondiali vinti sporcandosi nel fango del ciclocross.
La diversificazione della attività non solo fa bene, ma è necessaria per acquisire quella esperienza per districarsi in situazioni difficili, di precario equilibrio o rapidità di movimento, per non dover rispondere ai giornalisti, al termine di un campionato del mondo “…sono rimasto chiuso.”
L’aereo per Londra partirà fra meno di un anno, Cavendish sarà di nuovo il favorito numero 1, e noi saremo ancora qui a discutere se la pista fa bene o male ai nostri giovani atleti.
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