Indimenticabili le telecronache Mondiali di Fabio Caressa, bravissimo cronista Sky; ma questa volta non si tratta di un intervento difensivo bensì di doping. Fabio Cannavaro è risultato positivo ad un test antidoping per un farmaco a base di cortisone (betametasone). E’ arrivata subito la difesa della sua squadra, la Juventus; farmaco “antiallergico”, assunto in emergenza per la puntura di una vespa.
Non mi passa nemmeno per la mente di credere ad una scusa del genere, non foss’altro per quel cinico quanto imbecille video da lui stesso girato, nel quale si vede il medico sociale del Parma cacciargli un ago in vena per una flebo prima della finale di coppa UEFA con l’Olimpique Marsiglia.
Vorrei però cercare di dare una visione diversa della vicenda. Che cosa sarebbe accaduto se Cannavaro invece del calcio avesse scelto di praticare il ciclismo? Appena la notizia della sua positività fosse stata resa pubblica, la sua squdra lo avrebbe licenziato in tronco dissociandosi e lasciandolo solo a difendersi dall’ignominia ed in sede legale.
Ma Cannavaro ha scelto il calcio; e la sua squdra, al contrario di quanto fanno le società ciclistiche, lo ha prontamente difeso, facendo quadrato intorno al lui. La stessa cosa farà la Federazione Gioco Calcio e lo stesso CONI. Come a dire, qui tutti sappiamo cosa succede ma nessuno deve renderlo pubblico.
Il confronto è palese, il ciclismo vive un momento di ipocrisia totale. Tutti sanno, ma chi viene beccato viene isolato come un malato di peste, messo in quarantena fino a quando, lavati i panni sporchi, potrà tornare in gruppo. Le società ciclistiche, la federazione ciclistica, la procura del CONI tutti contro i corridori additati come l’unico male delle due ruote a pedali.
Tutti gli addetti ai lavori sanno cosa fanno i calciatori, i ciclisti, e tutti gli altri che oggi vogliono primeggiare nello sport; di ieri la notizia della positività alla CERA della campionessa del mondo della corsa in montagna. Ci manca solo di scoprire che ci si dopa anche per la partitella scapoli ammogliati, nella speranza che non sia già così.
Ma se tutti sanno perchè solo nel mondo del ciclismo ci si comporta in modo così ipocrito? Non si prenda ad esempio il mondo del calcio che tende ad insabbiare tutto, ma venga fatta luce sulla verità; che siano tutti i colpelvoli a pagare, a partire dai team manager, alle società, ai dirigenti, ai medici; non sempre e solo i corridori.