Pubblicato da: Fausto Piccinini | 10 gennaio 2012

Il 22 gennaio a Campagnola Emilia la 36° edizione de “La Bici al Chiodo”

Moreno Argentin

Conclusa la stagione agonistica ritorna la bici al chiodo, una delle manifestazioni invernali del circo delle due ruote più recenti ma non per questo meno interessante, che ha già fissato la data della nuova edizione in domenica 22 gennaio 2012, in coincidenza con l’annuale incontro degli ex corridori giunto alla 36^ candelina.

Attesi al centro sociale di Campagnola in via Magnani quasi 400 ex corridori, con un intenso programma che inizierà alle ore 11.00 con una degustazione di prodotti tipici, per proseguire poi con la manifestazione e la sfilata dei premiati il cui numero quest’anno è stato contenuto per consentirne una loro maggiore valorizzazione. Proprio in questo senso si inizierà con alcuni giovani, l’allievo Andrea Cornacchione (Torrile di Parma), gli juniores Mattia Canali (Serramazzoni) e Alfonso Gualtieri (Team Nizzoli di Correggio), particolarmente distintisi nell’ultima stagione, che riceveranno il premio in ricordo di Fabio Saccani.

Poi sarà la volta di Moreno Argentin insignito del premio grandi ex. Argentin da San Donà di Piave dove è nato il 17 dicembre 1960 da dilettante ha vinto corse importanti come la Coppa Adriana (valida come campionato italiano a squadre con Andrea D’Agaro e Paolo Nascimben) nel 1978, il Piccolo Giro di Lombardia, il Campionato italiano nell’inseguimento a squadre e il Campionato italiano militari nel 1980. Professionista dal 1981 al 1994, ha vinto due tappe al Tour de France e tredici al Giro d’Italia. Si è aggiudicato anche nove classiche di grande rilievo, poi inserite nella Coppa del Mondo: la Liegi-Bastogne-Liegi per ben quattro volte, di cui tre consecutive, la Freccia Vallone tre volte, il Giro delle Fiandre e un Giro di Lombardia. Ha poi anche vinto il campionato italiano in due occasioni (1983 e 1989), e il Campionato del mondo a Colorado Springs nel 1986. Una grande delusione della sua carriera è legata alla Milano-Sanremo del 1992. Partito con i favori del pronostico, dopo aver vinto la settimana siciliana e aver dimostrato la propria superiorità in salita trionfando in tre tappe consecutive della Tirreno-Adriatico, sfruttò il lavoro della squadra messasi a completa sua disposizione e, lanciato dal compagno Giorgio Furlan, sferrò una serie di attacchi con cui si sbarazzò della concorrenza. Quando in cima alla salita del Poggio sembrava che avesse ormai la corsa in pugno, si lanciò nella discesa con eccessiva prudenza e, in vista ormai dell’arrivo, fu raggiunto dall’irlandese Sean Kelly (che si era buttato al suo inseguimento correndo molti più rischi) e battuto allo sprint. Uomo da corse di un giorno, seppe essere protagonista al Giro d’Italia non limitandosi alle sole vittorie di tappa, raggiungendo il podio nel 1984, alle spalle di Francesco Moser e Laurent Fignon e interpretò magistralmente, da un punto di vista tattico, le edizioni del 1993 e del 1994. Dopo aver vinto la prima tappa e indossato la maglia rosa per dieci giorni, fu essenziale, nell’edizione del 1993, soprattutto in appoggio al compagno di squadra Pëtr Ugrumov, che grazie anche al suo lavoro conquistò il secondo posto al Giro mettendo seriamente in crisi Miguel Indurain nella tappa di Oropa. Nell’edizione del 1994 indossò ancora per due giorni il simbolo del primato e pilotò Evgenij Berzin alla conquista del Giro. Al termine del Giro d’Italia del 1994 annunciò il proprio ritiro dalle corse. Prima di questo riconoscimento fra gli altri ha ottenuto anche il Memorial Gastone Nencini nel 1980, la medaglia d’oro al valore atletico nel 1986 e il Giglio d’Oro nel 1987.

Dopo Argentin un altro grande ex Vito Ortelli. Nato a Faenza il 5 luglio 1921 – è stato professionista tra il 1940 ed il 1952, conta una vittoria di tappa al Giro d’Italia e tre titoli italiani, uno su strada e due su pista. In carriera ha corso per la Bianchi, la Benotto, l’Olympia, la Rabeneick, l’Atala e la Lygie, si distinse sia su strada che su pista. Le principali vittorie furono il Giro di Toscana nel 1942, la Milano-Torino nel 1945 e nel 1946,una tappa al Giro d’Italia 1946, il Giro del Piemonte nel 1947, il Giro di Romagna ed il campionato italiano nel 1948. Su pista fu campione italiano nell’inseguimento nel 1945 e nel 1946. Al Giro d’Italia fu terzo nel 1946, vestendo la maglia rosa per 6 giorni, e quarto nel 1948, con 5 giorni in maglia rosa. Dopo la morte di Cesare Del Cancia nell’aprile del 2011, è diventato il più vecchio corridore ancora in vita ad aver vestito la maglia rosa.

A seguire i premi ai grandi del passato sarà assegnato il premio alla carriera ad Andrea Tonti marchigiano di Osimo nato il 16 febbraio 1976, professionista dal 1999 al 2010, con trascorsi reggiani alla corte della blasonata formazione dilettantistica Velo Club Reggio Sintofarm. In carriera professionistica ha vestito le divise di Cantina Tollo, Saeco, Lampre, Acqua & Sapone, Quick Step, Fuji e Carmiooro ottenendo due vittorie, il Gran Premio Fred Mengoni e una tappa dell’Euskal Bizikleta entrambi nel 2006; come gregario ha invece contribuito ai successi al Giro d’Italia di Gilberto Simoni nel 2003 e di Damiano Cunego nel 2004. È stato per quattro volte nazionale italiano ai campionati del mondo (in un’occasione riserva), contribuendo ai successi in linea di Paolo Bettini nel 2007 a Stoccarda e di Alessandro Ballan nel 2008 a Varese. Ha annunciato il ritiro dall’attività agonistica nel gennaio 2011: lo troveremo comunque nel mondo del ciclismo come sport manager del team UCI Continental anconetano D’Angelo & Antenucci-Nippo.

I riconoscimenti si concluderanno con Andrea Noè che riceverà la bici al chiodo assegnatagli da una commissione costituita da ex corridori, dirigenti, giornalisti ed esperti del settore e che andrà ad aggiornare un albo d’oro davvero prestigioso. Noè è nato a Magenta il 15 Gennaio 1969 ed ha iniziato la carriera professionistica nel 1993 con il Team Eldor-Viner. Dopo una lunga militanza alla Mapei, approda prima al Team Alessio-Bianchi e, successivamente, alla Liquigas-Cannondale. Nel 2011, dopo una breve avventura con il Team Ceramica Flaminia-Bossini, approda alla Farnese Vini – Neri Sottoli. La sua carriera lo ha visto trionfare in una tappa del Giro d’Italia del 1998 ed in una del Tour de Romandie 2000. Nella classifica generale del Giro d’Italia fu quarto nel 2000 e nel 2003, sesto nel 2001. Nel Giro d’Italia 2006 ha corso come gregario di Danilo Di Luca nel team Liquigas. Nel Giro d’Italia 2007 ha vestito per due giorni la maglia rosa, conquistata sul traguardo della Madonna della Guardia. Nel 1998 ha vestito la maglia rosa a Schio. Il suo soprannome è “Brontolo” per la caratteristica di lamentarsi spesso, ma nonostante questo simpatico soprannome Noè è stato un atleta molto professionale e spesso citato come esempio per i giovani essendo uno dei gregari più affidabili in gruppo. Noè si può anche considerare un buon esempio di longevità agonistica ha infatti chiuso la carriera nel 2011 a 42 anni, dopo aver disputato il suo ultimo Giro d’Italia e collezionato complessivamente 5 vittorie da professionista. Tante le emozioni vissute in questa lunga carriera. Tra queste assolutamente da citare la vittoria, per distacco, davanti a due grandi, Marco Pantani e Pavel Tonkov, nell’11 tappa del Giro, anno 1998. Poi, due giorni dopo, il 29 maggio, l’onore di indossare la maglia rosa. Un’emozione vissuta nuovamente a nove anni di distanza, nel 2007. Una maglia rosa da record: Andrea è infatti il più “maturo” ad averla vestita. “Sono particolarmente lieto di ricevere questo premio” ha detto Noè dopo aver ricevuto la notizia di essere fra i premiati di Campagnola Emilia.

Sul versante di chi quotidianamente opera per questo sport, si avrà una testimonianza davvero eccellente con la presenza di Auro Bulbarelli, vice direttore nonché responsabile del settore ciclismo per la Rai, al quale si deve uno straordinario lavoro che ha consentito al ciclismo di ottenere una invidiabile copertura televisiva. Per lui il premio stampa.

Da ricordare anche la presenza già assicurata di Alfredo Martini, una figura davvero straordinaria per il movimento ciclistico che recentemente gli ha attribuito l’ennesimo riconoscimento di Ambasciatore della sicurezza. L’organizzazione complessiva è dell’Associazione Nazionale Ex Corridori Ciclisti con la collaborazione del Centro Sociale di Campagnola, con l’importante sostegno del Comune

di Campagnola Emilia e con il Patrocinio della Provincia di Reggio Emilia e della Regione Emilia-Romagna.

Pubblicato da: Fausto Piccinini | 22 novembre 2011

Anche Noah va al cinema.

Yannick Noah

Qualche anno fa pubblicai questo post nel quale sottolineavo che trovo terrificante ridere del problema doping come si evidenzia nel film “Asterix e Obelix alle Olimpiadi”; con sottile sarcasmo, l’autore definisce l’EPO come l’acronimo di “Elisir Per Olimpia”.

Proprio ieri su diverse testate giornalistiche è apparso un articolo, relativo ad una intervista rilasciata a Le Monde, dove il trionfatore del Roland Garros del 1983 Yannick Noah afferma che “… se non hai la pozione magica, vincere è difficile”. Il riferimento” Noah ha poi aggiunto “Oggi lo sport è come Asterix ai Giochi olimpici” sentenziando come sia giusto che la “pozione magica” sia legalizzata e disponibile per tutti.

In realtà Yannick punta il dito direttamente sulla degenerazione dello sport in Spagna, certo però che a ben vedere il fenomeno non è solo localizzato nella penisola Iberica, ma di fatto i risultati ottenuti dagli atleti spagnoli negli ultimi anni, in tutte le discipline sportive, evidenziano la problematica.

Resta il problema di un degrado culturale rispetto al raggiungimento di un risultato, evidenziato in modo sarcastico da Asterix e Obelix ed in modo più drammatico da un altro film, “Limitless”, che certamente merita un ragionamento decisamente più approfondito.

Pubblicato da: Fausto Piccinini | 26 settembre 2011

Dove osano le aquile….. dopo 6 ore di noia

Sei ore di noia, davanti allo schermo televisivo, per un minuto di adrenalina. Le aquile si sono gettate in picchiata sul traguardo danese dopo essere state per tutto il giorno nel loro nido. Nulla da eccepire sullo scontato e pronosticato ordine di arrivo (personalmente mi ero inventato una previsione su quel vecchio gattone di Freire più per crearmi una illusione che potesse esistere una alternativa), nulla da eccepire nemmeno sulle scelte del nostro C.T. Bettini che, dopo le giustissime scelte federali di isolare chi ha avuto problemi con il doping, ha portato sul mare del nord ciò che rimaneva dell’Italico pedale.

Qualcuno potrebbe obiettare che anche le altre federazioni dovrebbero adottare lo stesso sistema ma non mi pare di rilevare atleti che in passato abbiamo avuto vicende poco chiare, fra i primi dieci dell’ordine di arrivo.

Percorso mondiale troppo semplice? Lo si conosceva da almeno tre anni, ed oggi rileggere alcune dichiarazioni dei mesi scorsi suscita ilarità.

Dunque? Tutto secondo logica, quella logica che invece manca a molti tecnici e direttori sportivi in Italia. Quella logica dove il pedale fa bene sempre e comunque sia che si tratti di ruota fissa senza freni sia con le gomme tacchettate.

Mark Cavendish ha iniziato a muovere le prime pedalate a 11 anni (prima giocava a calcio!!) gareggiando nel BMX e in mountain bike, formandosi successivamente sulla pista di Manchester, fino a vincere l’oro ai mondiali su pista nel 2005 a Los Angeles e nel 2008 nella sua Manchester, nella specialità della americana, coltivata come assiduo frequentatore delle 6 giorni. Sul secondo gradino del podio è salito Matthew Goss, l’australiano, come tanti suoi connazionali, ha iniziato l’attività gareggiando su pista e vincendo, fra gli juniores, il campionato del mondo dell’americana e dell’inseguimento a squadre nel 2004 per poi ripetersi 2 anni dopo a Bordeaux sempre nell’inseguimento a squadre.

Non diverso il ragionamento nella categoria femminile dove il trionfo di Giorgia Bronzini affonda le sue radici nella assidua frequentazione dei tondini passando per il mondiale della corsa a punti nel 2009. Medesimo discorso per l’argento della Vos per la quale vanno aggiunti alle medaglie d’oro nella corsa a punti e nello scratch anche i 4 titoli mondiali vinti sporcandosi nel fango del ciclocross.

La diversificazione della attività non solo fa bene, ma è necessaria per acquisire quella esperienza per districarsi in situazioni difficili, di precario equilibrio o rapidità di movimento, per non dover rispondere ai giornalisti, al termine di un campionato del mondo “…sono rimasto chiuso.”

L’aereo per Londra partirà fra meno di un anno, Cavendish sarà di nuovo il favorito numero 1, e noi saremo ancora qui a discutere se la pista fa bene o male ai nostri giovani atleti.

Pubblicato da: Fausto Piccinini | 15 settembre 2011

Rido, sorrido…. mi vien da piangere!

La D’Angelo & Antenucci che, per ora,  sospende un corridore trovato positivo all’EPO; potrà mai licenziarlo visto che con il corridore è arrivato anche uno sponsor?

Il serpente di Formigine che, davanti alla Procura antidoping del CONI, nega l’autoemotrasfusione dopo che la Procura di Modena ha evidenziato oltre una perizia medico legale anche più di una testimonianza dei sanitari che lo soccorsero.

Kevin Tabotta, commisario tecnico della nazionale Australiana, esclude Renshaw dalla squadra per i mondiali Danesi perché lo ha ritenuto fuori forma e Mark vince la 5°tappa del giro della Gran Bretagna davanti a Cavendish e Forster.

Dove andrà a finire il ciclismo??

Sorrido, ma mi vien da piangere.

Pubblicato da: Fausto Piccinini | 8 settembre 2011

Stendiamo un pietoso velo di silenzio.

Padania è una denominazione geografica alternativa usata per indicare la Val Padana. L’invenzione di tale termine si deve a Gianni Brera che lo coniò nei primi anni sessanta. L’aggettivo padano nasce nel XIX secolo, derivato da Padus, il nome latino del Po.

E qui tutto dovrebbe finire…e invece…

« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi
Contestatori scriteriati schiaffeggiare corridori al largo dei bastioni di Savona
E ho visto poliziotti colpiti da ammiraglie vicino alle porte di Mondovì
E tutti quei momenti resteranno nelle pagine del web
Come tragici episodi… da dimenticare…

È tempo di cambiare… »

Caro Roy, siete meglio voi replicanti che certi esseri umani.

Pubblicato da: Fausto Piccinini | 1 settembre 2011

Attività alternativa

Ottime decisioni sono state prese nel Consiglio Federale della F.C.I. riunitosi a Firenze il 24 agosto scorso. In particolare, sulla via già intrapresa verso la diminuzione della esasperata attività agonista del settore giovanile, è stato assunto il seguente provvedimento:

“Sono stati istituiti 4 week end per l’attività alternativa su tutto il territorio nazionale per le categorie Giovanissimi, Esordienti, Allievi, Juniores, che nel secondo weekend dei mesi di Aprile, Maggio, Giugno, Luglio avranno la possibilità di gareggiare solo su prove di abilità a specializzazione, come riportato:

Giovanissimi: gimkana o primi sprint pista;

Esordienti: pista e/o ciclocross;

Allievi e Juniores: pista, cronometro e gare a frazione.”

Il Consiglio Federale sta facendo la sua parte verso il risanamento delle categorie giovanili, ora si aspetta un deciso cambio culturale da parte delle società affiliate.

Pubblicato da: Fausto Piccinini | 29 agosto 2011

…e che bisogno c’è di pedalare per allenarsi?

Gocce di sudore dalla fronte, crampi, mal di gambe, fiato corto, tutti sintomi che chi si è allenato per partecipare ad una competizione ha certamente provato. Una vera tortura dover aumentare l’andatura o alzarsi sui pedali quando il quadricipite gonfio di acido lattico si stringe in una morsa che il cervello percepisce come dolore. Basta essere masochisti! Per allenarsi non servono più tutti questi sacrifici, basta entrare in un uovo e starsene beatamente seduti per una ventina di minuti, semmai leggendo una buona rivista patinata. Bello no?? Attenzione non un sogno o fantascienza bensì una macchina prodotta da una ditta specializzata, la CVAC Systems. Si legge sul sito istituzionale:

“For more than 20 years, people ranging from young children to senior citizens have experienced the CVAC™ process as a safe and natural effort-free physical conditioning™ modality.  It has also been used by athletes of all levels to increase their competitive edge.”

Che tradotto sta per:

“Per più di 20 anni, persone che vanno dai bambini agli anziani hanno sperimentato il processo di CVAC™ come un sicuro e naturale sforzo senza condizionamento fisico ™ . E ‘stato anche utilizzato da atleti di tutti i livelli per aumentare il loro vantaggio competitivo.

Che dire, di meglio non ci si può aspettare!

Con questo sistema viene definitivamente messa la parola fine alle vecchie metodologie di allenamento, basate solo sul sudore della fronte. Sarò un romantico ma io preferisco pedalare ancora alla “vecchia maniera” cercando di capire le sensazioni del mio corpo e le risposte del mio fisico alle sollecitazioni degli scatti.

Ma la domanda vera é: quanto questi sistemi possono essere considerati doping?

Pubblicato da: Fausto Piccinini | 25 luglio 2011

Un Tour che mi ha riconciliato con lo sport.

Se per gli Italiani, luglio, è un mese da spiaggia per i Francesi invece è il mese del Ciclismo (con la “C” maiuscola!), è il mese del Tour.

Visto che io sono Italiano, sabato, ho lasciato il bagnasciuga e mi sono seduto in un bar per gustarmi l’arrivo all’Alpe (che per noi Italiani si declina in Pampeago ma per i transalpini fa d’Huez). Amante del ciclismo ma tifoso di nessuno, soffrivo nel vedere la fatica dipinta sul volto di Voeckler, riflettendo che probabilmente se non si fosse intestardito a cercare di rimanere con i migliori sulle prime salite, forse avrebbe potuto tentare di difendere la maglia gialla, o perlomeno il podio, sull’ultima salita. Immerso in questi pensieri mi sono arrivati all’orecchio alcuni commenti delle persone che sedevano intorno a me. Alcuni sostenevano che la tappa era noiosa come quella del giorno precedente e che senza il Pirata non esiste più il ciclismo. Trovandomi in un bar di una spiaggia romagnola risultava chiaro dove fosse rimasto il cuore di quella gente. Io però, il giorno prima, mi ero entusiasmato nel vedere l’attacco, a 60 chilometri dall’arrivo del più giovane degli Schleck, la rincorsa di un grandissimo Evans e la strenua difesa della maglia di Thomas. Perché per me era entusiasmo ciò che per loro era noia mi domandavo?. Perché sentivo commenti positivi appena la televisione inquadrava Contador e delusione quando il giovane Rolland stava per compiere l’impresa della sua vita?

Non mi spiego queste cose se non attraverso la distinzione fra passione e tifo. Considerandomi appassionato di ciclismo mi esalto alle belle imprese, quella di un giovane Pierre che vola alla conquista di una vetta mitica e della Maglia Bianca, quella di un Andy scatenato che prova a vincere il Tour sul Galibier, quella di Thomas, eroe Francese, che dopo 10 giorni tenta di portare la Maglia Gialla a Parigi e anche quella di Evans che, svestendo i panni di calcolatore, si getta all’inseguimento con tutti gli altri avversari sulla ruota. Imprese, ognuna con le sue caratteristiche, che hanno il potere di esaltare ogni appassionato ma non il tifoso. Quest’ultimo vive solo per il suo eroe e non è i grado di trarre gioia dalle imprese degli avversari.

Sono contento di essere un appassionato e non un tifoso perché le ultime tappe di questo Tour mi hanno riconciliato con il ciclismo.

Pubblicato da: Fausto Piccinini | 25 luglio 2011

No, non ci siamo!

Da qualche tempo, la Federazione Ciclistica Italiana ha intrapreso una seria e dura lotta contro il doping, sollevando diverse critiche da parte di alcune associazioni di categoria. Una guerra, per essere vinta, per forza di cose deve scontentare qualcuno e, al di la dei paragoni storici sulla precedente gestione, credo che questa sia la strada giuste per rinnovare il mondo del ciclismo. Ma gli altri sport che fanno? Di certo il nuoto non brilla per lungimiranza su questo argomento. Il nuotatore brasiliano Cesar Cielo ha ricevuto l’autorizzazione a partecipare ai Mondiali di nuoto di Shanghai, dopo che il T.A.S. ha confermato la decisione della federnuoto del Brasile, che ha emesso contro Cielo una semplice ammonizione per il caso di doping che lo riguarda. Cielo era risultato positivo al furosemide, diuretico proibito e agente mascherante, durante una gara a Rio de Janeiro di maggio. Il nuotatore si era giustificato dicendo che la sostanza si trovava in uno stock contaminato di integratori di cui fa abitualmente uso.

Vorrei far rilevare la differenza tra la Federazione Nuoto Brasiliana, che ha sanzionato il nuotatore con la sola ammonizione,  e la F.C.I. che avrebbe di certo sospeso e sanzionato il proprio tesserato con una squalifica. Chi delle due è nel giusto? Personalmente io non ho dubbi sul fatto che i Brasiliani, nella lotta al doping, non siano sulla strada corretta. Mi preme anche sottolineare la giustificazione di Cielo: “La sostanza si trovava in uno stock contaminato di integratori di cui faccio abitualmente uso”. Dunque per fare sport occorre prendere abitualmente integratori? Io credo (e spero) che non debba essere per forza così!!

Devo premettere che non mi importa nulla delle motivazioni che hanno portato alla lite avvenuta tra due famiglie dopo la corsa di San Girolamo di Guastalla, sedata solo dopo l’arrivo delle forze dell’ordine. Uno spettacolo indecente offerto da persone ignoranti che non hanno assolutamente capito quali sono i valori che lo sport del ciclismo vuole e deve offrire. Quante volte ho sentito persone che vivono solo nel nostro ambiente riempirsi la bocca con affermazioni tipiche della mancanza di conoscenza additando il mondo del calcio giovanile come fucina di ragazzi e genitori violenti. Ebbene da tre anni, per motivi famigliari vivo anche quell’ambiente e non ho mai assistito a scene come quella di San Girolamo. Anzi a volte accade che dopo la partita si vada anche a mangiare tutti insieme! Con questo non voglio dire che l’ambiente calcistico sia esente da questi problemi ma non è certo il ciclismo che può permettersi di santificare se stesso.

Già qualche anno fa, sempre in provincia di Reggio Emilia capitarono episodi analoghi ma furono prese iniziative serie e dure escludendo dalle classifiche di rendimento e del Piccolo Tour i ragazzi coinvolti nei fatti. Capisco che prendere provvedimenti duri sia sempre difficile ma è essenziale per far capire che il ciclismo vuole salvaguardare la propria immagine di sport che consacra il valore della lealtà sportiva come primario e insindacabile. Le società ciclistiche devono iniziare a pensare che i genitori devono restare fuori dagli organi e lontani dalle vetture sociali, così come accade negli spogliatoi per gli sport di squadra. Avete mai visto un genitore entrare nello spogliatoio dopo una partita e parlare al posto dell’allenatore? Fosse mai capitato penso che sarebbe subito allontanato dallo spogliatoio e dalla società stessa. Questo è ciò che devono fare le società ciclistiche, anche se capisco le difficoltà, soprattutto a livello giovanile, ma è fondamentale per salvaguardare il ciclismo dagli spettacoli indegni come quelli di San Girolamo.

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