Papa Ratzinger condanna il doping

10 Novembre 2009

Papa Benedetto XVIIn un messaggio inviato al Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, Cardinale Rylko e ai partecipanti al seminario di studio sul tema: “Sport, educazione, fede: per una nuova stagione del movimento sportivo cattolico”, Benedetto XVI condanna fermamente l’uso del doping.

“La Chiesa continui a sostenere lo sport per i giovani, valorizzando appieno anche l’attività agonistica nei suoi aspetti positivi, come, ad esempio, nella capacità di stimolare la competitività, il coraggio e la tenacia nel perseguire gli obiettivi, evitando, però, ogni tendenza che ne snaturi la natura stessa con il ricorso a pratiche persino dannose per l’organismo, come avviene nel caso del doping”. Queste le parole del Santo Padre che sanciscono la battaglia al doping anche da parte della Chiesa.


Warburton il precursore di Lazzaro… e di tanti altri.

8 Novembre 2009

Di fronte al buio completo, all’incapacità di realizzare, al senso di impotenza, occorre fermarsi e cercare di capire come sia possibile trovare una via di uscita. Per farlo credo sia molto utile rileggere il passato e trarne insegnamento; ripartire correggendo gli errori. La storia del doping nel ciclismo non è cosa recente. E’ necessario risalire al 1886 per reperire il primo caso ufficialmente riconosciuto, lo si trova in uno studio titolato “Storia ed evoluzione del fenomeno doping” edito nel 1997 a cura del Comitato Olimpico Internazionale. Pur riportando che all’epoca dei fatti era pratica comune e non illegale, viene descritto un ciclista Inglese morto dopo aver ingerito una miscela di cocaina, caffeina e stricnina durante la Bordeaux-Parigi. Ovviamente le notizie sono frammentarie, e ben si nota l’incompatibilità delle date, visto che la Bordeaux-Parigi si corse ufficialmente per la prima volta solo nel 1891 ma, all’epoca, erano già molto diffuse corse ciclistiche non ufficiali.

Nel 1896 la vittoria della Bordeaux-Parigi venne assegna ex-aqueo, fra l’Inglese Arthur Linton ed il Francese Gaston Riviere. Poche settimane dopo Arthur morì, all’età di 24 anni; la diagnosi della morte fù “stanchezza e febbre tifoide”. L’allenatore di Linton era l’allora famosissimo e famigerato Choppy Warburton. Nato nel 1845, Choppy, primogenito di 12 fratelli, a 17 anni viene avviato alla carriera sportiva da John Duckworth, suo datore di lavoro presso un cotonifico; passò professionista a 34 anni. Choppy non era un ciclista ma un podista e la storia lo accredita di più di 500 vittorie nell’Inghilterra di fine ‘800; primeggiando su distanze brevi e lunghe, il tutto mentre lavorava a tempo pieno come magazziniere. Al termine dell’attività agonistica divenne membro del locale club di atletica ed iniziò ad “allenare” ciclisti. Oltre al suo puppilo Arthur Linton, Warburton era manager di altri famosi pionieri del pedale fra i quali Jimmy Michael, Gallese di Aberaman, campione del mondo stayers nel 1895. Jimmy, Arthur e il fratello di quest’ultimo, Thomas, erano tutti tesserati alla Gladiator Bicycle Company e morirono tutti in giovane età, in simili circostanze; per tutti la causa del decesso fu la stessa: “stanchezza e febbre tifoide”.  Jimmy Michael, prima di morire, accusò Warburton di averlo avvelenato con una miscela a base di cocaina e stricnina; Choppy lò portò in tribunale per diffamazione. Warburton morì per un attacco di cuore nel 1897, non prima di essere passato alla storia come l’istigatore del doping nel ciclismo ed essere stato bandito dal mondo dello sport.  Arthur Linton è stato descritto, nel corso dell’Anti-Doping Forum svoltosi a Sydney nel 2004, come il primo atleta morto per utilizzo di droghe nello sport, anche se altre fonti indicano che è morto di tifo.

Con la morte di Jimmy Micheal, avvenuta nel 1904, concludo questo primo capitolo sulla storia del doping rilevando quante attinenze esistono con lo sport ed il ciclismo odierno; ricolmo di tanti Warburton che speculano sulla vita di giovani atleti fomentando speranze e illusioni. Se la storia insegna, dobbiamo imparare da essa a correggere gli errori.


Riflessione

4 Novembre 2009

Dal giorno della morte di VDB sto riflettendo sul ciclismo e sul doping. Mi sono chiesto più e più volte se sia giusto parlarne ancora. Ho riletto attentamente i commenti di Giancarlo, Massimo, Matteo, Francesco e di glipkeriokistomerces cercando di capire da ognuno di Voi i diversi modi in cui viene percepito il problema. Ero deciso a non scrivere più nulla sul doping nello sport perchè mi sono reso conto che è un argomento che urta spesso la sensibiltà delle persone. Mi ha però assalito il disgusto, nell’apprendere che un padre di una nuotatrice quindicenne ha portato la figlia nello studio di un noto medico (già condannato) per eseguire trattamenti di ozono terapia.

Che qualcuno non si azzardi a dire che la ozzono terapia non è una pratica dopante! Amesso e non concesso che non lo sia, resta la profonda desolazione di un padre che sottopone la figlia a pratiche pericolose per la salute al solo scopo di migliorare la prestazione.

No! Non posso esimermi, come non lo potete fare Voi, dal combattere per salvare le future generazioni dalla degradazione del doping.

Delinquenti! Tutti coloro che utilizzano, propongono, spacciano. Delinquenti è l’unico termine da usare, ma non trovo un termine per definire il comportamento di un padre che spinge, o consente, a sua figlia, una ragazzina, fino a pochi anni fa una bambina alla quale, forse, andava a dare il bacio della buonanotte, al mondo del doping. Sono frastornato, confuso, in veste di padre umiliato.

Dal giorno della morte di VDB sono emersi altri fatti, altri atleti trovati positivi (non solo nel ciclismo) ma queste notizie nulla valgono al confronto dello sconforto a cui mi porta l’indagine di Padova. Enrico Lazzaro, dopo aver subito una condanna, era ancora li, a lucrare sulla pelle di giovani atleti coadiuvato da padri sconsiderati.

Mi ero convinto che sarebbe stato meglio non parlare più del doping. Ora sono certo che ne parlerò ancora e per sempre, fino a che mi resterà la forza di farlo.


Non mi sono mai dopato è colpa di….

12 Ottobre 2009

“Le cellule di sangue dopato trovate nel mio corpo sono da ricondurre ad un mio fratello gemello morto prima della nascita” Tyler Hamilton.

Credo che quella del vincitore della cronometro olimpica di Atene sia la scusa più macabra mai inventata per tentare di evitare la giusta squalifca. Ma che dire delle caramelle della zia di Gibo Simoni, caramelle alla cocaina provenienti dal Perù o le fiale di EPO per la suocera di Raimondas Rumsas, i prodotti dopanti per l’asma per il cane di Frank Vandenbroucke e la tisana zeppa di testosterone per aumentare le capacità riproduttive praparata dalla suocera di Christian Henn. Mario De Clercq si socprì addirittura scrittore affermando che i diari trovati dagli inquirenti, dove erano annotate le sostanze dopanti assunte, altro non erano che un romanzo a cui lui stava lavorando; e chi come Ivan Basso aveva messo da parte le sacche di sangue come supporto psicologico. Non solo ciclisti in questa galleria di grandi pensatori ma anche personaggi dell’atletica come il tedesco Baumann che si era lavato i denti con un dentifricio al nandrolone e Astrid Cappuccetto Rosso Strauss alla quale la nonna aveva fatto dono di un bellissimo cestino di fragole contenenti un sacco di vitamine e …. testosterone.

Anche se l’elenco sarebbe ancora lungo e divertente mi fermo qui dicendo che, ovviamente, queste scuse non hanno retto e gli atleti sono stati giustamente sanzionati.

Invece il Procuratore Antidoping, il ferreo (solo con i ciclisti) Ettore Torri pur avendo affermato, dopo anni di intense indagini, di non credere più all’esistenza di Babbo Natale, ha archiviato il caso Cannavaro, curato con il cortisone (betametasone) dal medico sociale della Juventus, dopo una puntura ape che, a detta dei testimoni, non aveva i soliti colori giallo neri bensì giallo rossi.

Api d’oro 
cercavano il miele
dove starà
il miele?
E’ nell’azzurro
di un fiorellino,
sopra un bocciolo
di rosmarino.

(Garcia Lorca)


…e la mette fuori Cannnnnnavaro…

9 Ottobre 2009

Indimenticabili le telecronache Mondiali di Fabio Caressa, bravissimo cronista Sky; ma questa volta non si tratta di un intervento difensivo bensì di doping. Fabio Cannavaro è risultato positivo ad un test antidoping per un farmaco a base di cortisone (betametasone). E’ arrivata subito la difesa della sua squadra, la Juventus; farmaco “antiallergico”, assunto in emergenza per la puntura di una vespa.

Non mi passa nemmeno per la mente di credere ad una scusa del genere, non foss’altro per quel cinico quanto imbecille video da lui stesso girato, nel quale si vede il medico sociale del Parma cacciargli un ago in vena per una flebo prima della finale di coppa UEFA con l’Olimpique Marsiglia.

Vorrei però cercare di dare una visione diversa della vicenda. Che cosa sarebbe accaduto se Cannavaro invece del calcio avesse scelto di praticare il ciclismo? Appena la notizia della sua positività fosse stata resa pubblica, la sua squdra lo avrebbe licenziato in tronco dissociandosi e lasciandolo solo a difendersi dall’ignominia ed in sede legale.

Ma Cannavaro ha scelto il calcio;  e la sua squdra, al contrario di quanto fanno le società ciclistiche, lo ha prontamente difeso, facendo quadrato intorno al lui. La stessa cosa farà la Federazione Gioco Calcio e lo stesso CONI. Come a dire, qui tutti sappiamo cosa succede ma nessuno deve renderlo pubblico.

Il confronto è palese, il ciclismo vive un momento di ipocrisia totale. Tutti sanno, ma chi viene beccato viene isolato come un malato di peste, messo in quarantena fino a quando, lavati i panni sporchi, potrà tornare in gruppo. Le società ciclistiche, la federazione ciclistica, la procura del CONI tutti contro i corridori additati come l’unico male delle due ruote a pedali.

Tutti gli addetti ai lavori sanno cosa fanno i calciatori, i ciclisti, e tutti gli altri che oggi vogliono primeggiare nello sport; di ieri la notizia della positività alla CERA della campionessa del mondo della corsa in montagna. Ci manca solo di scoprire che ci si dopa anche per la partitella scapoli ammogliati, nella speranza che non sia già così.

Ma se tutti sanno perchè solo nel mondo del ciclismo ci si comporta in modo così ipocrito? Non si prenda ad esempio il mondo del calcio che tende ad insabbiare tutto, ma venga fatta luce sulla verità; che siano tutti i colpelvoli a pagare, a partire dai team manager, alle società, ai dirigenti, ai medici; non sempre e solo i corridori.


C.E.R.A. o c’è ancora?

9 Ottobre 2009
Elisa Desco (da internet)

Elisa Desco (da internet)

Chi pensa che il doping sia solo nel ciclismo sta prendendo un grosso abbaglio. Le pratiche illecite atte a migliorare le prestazioni non sono diffuse solo negli sport più famosi, ma come virus informatici, si stanno propagando anche negli sport dove i gudagni non sono proprio di prima fascia.

Elisa Desco, recentemente laureatasi campionessa mondiale di corsa in montagna, precisamente il 6 settembre a Campodolcino in provincia di Sondrio, è stata trovata positiva al controllo antidoping svoltosi prorpio al termine della gara Valtellinese. Ancora una volta il prodotto utilizzato per migliorare le proprio prestazioni è il Micera, meglio conosciuto come CERA.

Ancora una volta mi tornano alla mente le satire di Giovenale, ancora oggi aspramente e sempre più attuali; con la sola differenza che la figura del  sapiente vero, che si rende conto che la vanita dei valori e dei beni (ricchezza, fama, onore…) è effimera e ancor più dannosa, non esiste nel mondo dello sport; tutti compresi.


Così fan tutte

9 Ottobre 2009
Francesco De Bonis (da internet)

Francesco De Bonis (da internet)

Il mondo del ciclismo sembra essere diventato una riedizione dell’opera lirica di Wolfgang Amadeus Mozart nella quale Don Alfonso sostiene che, parlando della fedeltà femminile secondo lui inesistente, “così fan tutte”.

Non posso sapere se i corridori si siano tutti adeguati a questo motto ma i mariuli continuano ad essere scoperti. Ultimo in ordine di tempo Francesco De Bonis; atleta di secondo piano, pochissime vittorie al suo attivo, il laziale è passato professionista nel 2008 con la Gerolsteiner ed ha corso l’ultimo Giro d’Italia con la maglia della Diquigovanni arrivando a Roma in 84esima posizione con 2 ore e 41 minuti di ritardo dalla maglia rosa Menchov.

Che cosa spinge un corridore come Francesco verso certe pratiche illecite? Forse perchè se non le fai non trovi un contratto?

Il coro conclusivo dell’opera Mozartiana è identificativo della morale oggi dispersa:

“Fortunato l’uom che prende
ogni cosa pel buon verso
e tra i casi e le vicende
da ragion guidar si fa”

La ragione purtroppo completamente persa dai corridori oggi in gruppo.


U.I.S.P. più conveniente della F.C.I.?

7 Ottobre 2009

Dopo l’indiscriminato aumento delle quote relative alle tasse federali, recentemente deliberato dal Consiglio Federale, per l’anno 2010, credo sia opportuno fare un raffronto rispetto ad un altro Ente della consulta. Il paragone con la U.I.S.P. può essere fatto solo a livello ciclo turistico – ciclo amatoriale in quanto l’attività agonostica giovanile dell’Ente in esame è decisamente ridotta.

In dettaglio, il nuovo costo di affiliazione per le società ciclistiche che vorranno aderire alla Federazione Ciclistica Italana sarà di € 300; lo stesso costo per aderire alla U.I.S.P. è suddiviso in € 60 per le società fino a 20 tesserati e € 110 per le società con più di 20 tesserati. Per ogni singolo tesserato la F.C.I. richiede € 40 per la categoria ciclo turisti e € 42 per le categorie ciclo amatoriali; la U.I.S.P. ha un solo tipo di tesseramento per ciclo turisti e ciclo amatori al costo di € 33.

Il risutato è che una società cicloturistica con 18 tesserati spenderà, per l’affiliazione alla F.C.I. € 1.020 contro i soli € 654 per aderire alla U.I.S.P. con un saldo a favore di quest’ultima di € 366. Il ragionamento non cambia per le società cicloturistiche di dimensioni maggiori; per tesserare 60 ciclo turisti si spenderanno € 2.700 con la F.C.I. contro € 2.090 richiesti dalla U.I.S.P. con un risparmio di ben € 610.

Quali saranno le motivazioni che potranno spingere le società ciclistiche a tornare o, peggio ancora, rimanere affiliate alla Federazione Ciclistica Italiana? Quali politiche adotterà ora la F.C.I. a favore ed in ragione del ciclo turismo, per consentire a chi va in bicicletta per passione di pensare che i servizi erogati meritino davvero un costo tanto più elevato? Molte società cicloturistiche ci stanno pensando, vedremo quali saranno i risultati.


Bosi….tivo

6 Ottobre 2009
Gabriele Bosisio (da internet)

Gabriele Bosisio (da internet)

Una dichiarazione di Fabio Bordonali, rilasciata all’epoca del Brixia Tour, in occasione della notizia della positività di Danilo di Luca, mi aveva lasciato perplesso. “in 16 anni di carriera dirigenziale mai nessun mio corridore è stato trovato positivo” aveva detto il team manaer della LPR, minacciando di fare causa per danni di immagine al corridore abruzzese. Ora, con la positività all’EPO ricombinante di Gabriele Bosisio, fanno due in tre mesi.

Credo che i dirigenti ed i direttori sportivi siano all’oscuro di ciò che fanno i loro corridori così come credo che sia la cicogna a portare i bambini; o nascono sotto i cavoli?

Quanto ancora devo aspettare per vedere un ciclismo pulito?


Segnali di uscita dalla crisi economica

2 Ottobre 2009

Tutte le visioni e le strategie per uscire dalla crisi economica sono abbastanza concordanti. Il 28 settembre Jean-Claude Trichet, Presidente della BCE, durante il suo intervento presso il Parlamento Europeo aveva dichiarato: “La crisi economica non è finita, la ripresa sarà molto graduale”. Il 24 settembre Barak Obama, Presidente degli Stati Uniti d’America, nel suo intervento al G20 disse: “‘lavoreremo insieme con le piu’ grandi economie per disegnare una struttura per una crescita che sia equilibrata e sostenibile”. Ieri, il nostro Ministro Giulio Tremonti ha dichiarato: “Le banche preparano un’altra crisi”. Tutte queste dichiarazioni mi fanno pensare che la situazione di crisi economica attuale perduri ancora, purtroppo, per parecchi mesi.

Evidentemente in Italia c’e’ qualcuno che non la pensa come gli illustri uomini politici citati. Con un comunicato datato 24 settembre, la Federazione Ciclistica Italiana ha deliberato le quote delle tasse federali per l’anno 2010. Al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, a fronte dell’attuale situazione economica, il Consiglio Federale si è inventato i primi segnali di uscita dalla crisi aumentando le tasse in modo considerevole.

Anche se tutte le voci sono aumentate, vediamo solo alcuni esempi:

  • Quoata Affiliazione da € 219 a € 300 con un aumento di quasi il 37%
  • Tessera Esordienti da € 11 a € 19 con un aumento del 72%
  • Tessera Allievi da € 13 a € 19 con aumento del 46%
  • Tessera Direttore Sportivo da € 37 a € 70 con aumento del 89%
  • Tessera Medico Sociale da € 37 a € 70 con un aumento del 89%
  • Tessera Giovanissimi da € 6 a € 12 con un aumento del 100%

Aumenti decisamente considerevoli per non dire spropositati quando si arriva ad aumentare del 100% le tessere dei giovanissimi (bambini di età compresa fra i 7 e i 12 anni).

In tempi di crisi economica pesante, dove i disoccupati sono in costante crescita, dove le famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese, dove le premesse di miglioramento di grandi uomini politici non sono per niente rosee, quante saranno le società che riusciranno a pagare le tasse che la F.C.I. impone dal prossimo anno? Quante saranno le società, soprattutto cicloturistiche, che approderanno verso altri enti della consulta che applicano costi minori?

Qualcuno, durante l’ultima recente campagna elettorale, aveva auspicato di raccogliere un numero elevato di nuove adesioni nel tentativo di riportare il ciclismo amatoriale all’interno della F.C.I.; se questi sono i presupposti non credo che nei prossimi anni i numeri quadreranno.